La prima volta
Sono finiti i tempi dei vari «Taiadèla» (ai secolo Dario Mantovani), quando per ia ricorrenza patronale mantovana, si accampavano sul Te, con il loro grande ombrellone, e riuscivano a radunare intorno alle toro filastrocche molta gente, curiosa ed attonita? Sì, probabilmente sono finiti davvero, uccisi dal progresso che — in questo campo — si identifica con la TV. Eppure rimane ancora una speranza che qualcosa sìa pur rimasto di quei tempi mitici nei quali i cantastorie — prorio come nel Rinascimento — stupivano il «colto» e «l'inclita», col loro favoleggiare in rima recitato e cantato al suono di qualche strumento a corda. Qualcuno è veramente rimasto e la sua sopravvivenza può essere un motivo di riflessione sulle tendenze attuali dell'animo umano. Wainer Mazza è uno dei pochi artisti che ha trovato — pur in tempi tanto singolari, dominati da mezzi di comunicazione modernissimi — il suo spazio, con un successo forse anacronistico, ma indubbiamente valido.
Presentare Wainer Mazza cì sembra cosa dei tutto inutile, anche se il suo libro che recensiamo La prima volta. Canzoni e poesie, si presenta al pubblico patrocinato da ben quattro illustri presentatori, intenti a mettere in luce le indubbie qualità ed i meriti di questo nostro cantastorie, capitato — non si sa come — alle soglie del 2000 come fosse appena uscito dalia temperie del cinquecento. Ciascun presentatore illustra la singolarità di questo Autore rimasto, quasi come un fossile, fuori dal suo tempo e pur dotato di una freschissima vitalità. Il mondo di Mazza è quello tipicamente padano, dal quale (giustamente) non vuole staccarsi. Nella sua poetica — ricorda Benvenuto Guerra — ricorre «la piccola calda vita del paese, all'ombra della Ghirardina, la stessa Mantova viene evocata, che la tradizione ha plasmato sulla misura dell'uomo e che tale, per impegno di civiltà, è da conservare». Ma è proprio in questa sincerità di espressione che il poeta ci porta (è sempre Guerra che lo annota) in una «ritrovata infanzia, come in un gioco che sorprendentemente si rinnova, oltre l'usura delia conoscenza e del tempo, il poeta sa ancora guardare il mondo con l'intatto stupore della prima volta». il volumetto è anche importante perché riporta la musica di molte composizioni che Wainer è solito cantare in occasioni dì sagre e festività popolari. Ed ha fatto bene ad affidare alla carta stampata le sue espressioni musicali perché altrimenti, la tradizione orale non sarebbe stata sufficiente ad eternarne la memoria.
Carlo Prandi ha voluto ricordare invece nelle pagine di premessa i personaggi — alla Wainer Mazza — dì un tempo che ci sembra tanto lontano, scrivendo: «Chi è in grado di ricordare i cantastorie che si presentavano sulle piazze dei paesi, con moglie e figii, tutti impegnati a cantare (il capofamiglia era pure la voce recitante) alternandosi agli strumenti (violino, tromba, tamburo, fisarmonica) e distribuendo i fogli con i testi delie canzoni di loro produzione e non di rado illustrati? V'era una grande dignità in questi personaggi che vivevano esclusivamente della loro attività "artistica" e, soprattutto, non inventavano mai canzoni d'evasione in cui "amore" e "cuore" dovessero necessariamente disporsi in rima. Non è che l'amore e il cuore fossero assenti dai testi, ma, quando comparivano, generalmente erano parte di eventi di più ampio respiro, dove la cronaca e la "storia", la commedia e la tragedia, i drammi famigliari e i fatti sociali venivano narrati/cantati con lo stile epico di chi puntava alla mozione degli affetti, cercava la partecipazione viva degli uditori, sapeva di non trovarsi semplicemente di fronte a dei "consuma ori" di un prodotto d'intrattenimento, ma a delle persone che si sentivano coinvolte e manifestavano un interesse reale per i fatti narrati e cantati "su questa pubblica piazza'' come se si trattasse dei brani di un poema omerico».
Siamo d'accordo con Prandi: ma quanti Wainer Mazza ci rimangono ancora? il volumetto ha poi una ulteriore presentazione di Gian Paolo Borghi, del Centro Etnografico Ferrarese, ed infine lo scrittore e poeta mantovano Gilberto Cavicchioii dedica al Po (che è pur sempre uno dei protagonisti di questa opera) alcune delicate pagine rievocative. Una parola anche per l'Editore Bottazzi di Suzzara, che ha pubblicato il volume con la solita cura.Wainer Mazza, La prima volta. Canzoni e poesie, Bottazzi Editore, Suzzara 1995
tratto da La Reggia settembre 1995

